C'è una categoria di clienti che trovo particolarmente interessante: chi gestisce spazi per eventi. Matrimoni, congressi, feste private. Centinaia di ospiti in un unico posto, tutti con uno smartphone in tasca, tutti che si aspettano di avere il Wi-Fi che funziona.
Qualche settimana fa mi ha contattato una location eventi nel Chianti con una struttura bellissima: una villa storica, un parco da un ettaro, una tensostruttura per gli eventi. Il problema? La rete era, diciamo così, artigianale.
Questo è il primo episodio del case study. Vi racconto la diagnosi, il progetto e le scelte fatte. I prossimi episodi seguiranno il cantiere in diretta, fino all'accensione finale.
1. La Situazione di Partenza: "Il Router Eolo Fa Tutto"
Quando arrivi in una location e la prima cosa che ti dicono è "sì sì, c'è il Wi-Fi", devi sempre scavare un po'. Perché spesso "c'è il Wi-Fi" significa che c'è un router del provider attaccato a una presa in un corridoio, che distribuisce connettività in un raggio di dieci metri al massimo.
In questo caso, il quadro era esattamente questo:
- Un unico dispositivo: il FritzBox fornito da Eolo, da solo, a gestire tutto. Connettività, DHCP, routing, Wi-Fi: tutto su una singola scatola consumer.
- Rete aperta: la rete guest del router condivisa da ospiti, staff, uffici. Senza separazione, senza limiti di banda, senza controllo.
- Copertura zero: nella tensostruttura — che si trova a oltre 55 metri dalla villa — il segnale non arrivava. Zero. Nel parco, idem.
- Videosorveglianza nel caos: tre NVR di brand diversi (Hikvision, Reolink e un terzo marchio cinese), installati in momenti diversi, senza un sistema unificato. Ognuno con la propria app, il proprio accesso, la propria logica.
Funzionava? Più o meno, finché gli eventi erano piccoli. Ma con 150-200 ospiti connessi contemporaneamente, un router consumer va in crisi già dopo i primi trenta dispositivi. Il risultato: connessione lenta, disconnessioni continue, staff che non riusciva a usare il POS o il gestionale durante i picchi.
2. La Diagnosi: Tre Problemi Strutturali
Dopo il sopralluogo, ho identificato tre criticità che non si possono risolvere con un "aggiornamento" dell'esistente. Richiedono un progetto nuovo.
Problema 1 – La copertura. Una villa di oltre 300 mq, un open space con discoteca al piano interrato, una tensostruttura a 60 metri e un parco da un ettaro. Un singolo access point non è mai stato e non sarà mai la risposta giusta. La geometria degli spazi richiede una distribuzione capillare del segnale, pianificata a priori.
Problema 2 – La sicurezza della rete. Avere ospiti, staff e computer dell'ufficio sulla stessa rete è un rischio concreto. Se qualcuno collega un dispositivo compromesso alla rete ospiti, in uno scenario del genere può vedere il traffico di tutta la struttura. Non è fantascienza: è il motivo per cui esistono le VLAN.
Problema 3 – La scalabilità zero. Il FritzBox non è gestibile centralmente, non supporta VLAN serie, non ha un controller, non permette di fare QoS (gestione della banda) per prioritizzare il traffico critico. È uno strumento pensato per la casa di una famiglia, non per una struttura commerciale.
3. Il Progetto: Cosa Abbiamo Deciso
Con queste premesse, ho progettato un'infrastruttura che parta da zero e sia costruita per durare.
La Dorsale: Fibra Monomodale tra gli Edifici
Il punto di partenza è la connessione fisica tra la villa e la tensostruttura. 60 metri di distanza in campo aperto escludono qualsiasi soluzione Wi-Fi point-to-point come soluzione principale: sono poco affidabili, sensibili alle interferenze e non adatti a portare il traffico di decine di access point.
La scelta è caduta sulla fibra monomodale. Stiamo parlando di uno scavo fisico nel parco, ma è l'unica soluzione che garantisce latenza minima, banda simmetrica e assenza totale di interferenze radio. È il modo in cui si costruiscono le reti vere.
Hardware: L'Ecosistema Omada
Come già nella mia rete domestica, ho scelto di lavorare con un ecosistema unico e gestito centralmente. In questo caso la linea TP-Link Omada serie SG e Campus, pensata esattamente per scenari multi-edificio e multi-utente.
- Gateway ER605: il cervello della rete. Gestisce routing, firewall, VLAN e failover su connessione di backup.
- Controller OC300: il pannello di controllo hardware. Da qui si configura e monitora ogni singolo dispositivo della rete in tempo reale.
- Switch SG2210MXP: switch gestiti da 8 porte + 2 porte SFP in fibra, distribuiti nei vari punti della struttura. Stessa serie anche nei formati da 24 porte dove serve.
- 6 Access Point interni: copertura dell'open space e della discoteca al piano inferiore. Modelli flat da soffitto, installazione pulita.
- 4 Access Point esterni HD: copertura del parco e degli spazi di accoglienza all'aperto. Certificati IP66, pensati per stare fuori tutto l'anno.
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Tre Reti Separate, Zero Compromessi
Una delle decisioni più importanti è la segmentazione tramite VLAN. Nella configurazione finale, la struttura avrà tre reti completamente isolate tra loro:
- Rete Uffici: riservata a computer, gestionali e POS. Banda garantita, accesso prioritario, protetta da tutto il resto.
- Rete Staff: per smartphone e tablet del personale durante gli eventi. Separata dagli ospiti, con accesso alle risorse interne necessarie.
- Rete Ospiti con Captive Portal: la rete pubblica per gli ospiti degli eventi. Con splash page brandizzata, limite di banda configurabile per utente, e login tramite social o email.
Il captive portal merita un discorso a parte: lo strumento giusto è ancora in valutazione, ma i requisiti sono chiari. Login social (con possibilità di recuperare la mail per attività di marketing post-evento), alternativa per chi non ha account social, e separazione netta dal resto dell'infrastruttura. Ne parleremo in dettaglio in uno dei prossimi episodi.
4. Cosa Manca Ancora (e Perché va Bene Così)
Al momento il cantiere è aperto: si stanno eseguendo gli scavi per la posa della fibra. Il deployment dell'hardware è in corso. Questo significa che alcuni pezzi del progetto — captive portal, integrazione domotica, configurazione finale delle VLAN — sono ancora davanti a noi.
Ho deciso di raccontare questo progetto per episodi proprio perché trovo che il processo sia interessante quanto il risultato. Spesso i case study mostrano solo la foto finita: la rete accesa, tutto che funziona, nessun problema. Ma la realtà è fatta di scelte, compromessi, aggiornamenti in corsa. Questo è un cantiere vero, e lo racconterò come tale.
Prossimo Episodio
Nel secondo episodio seguiremo la fase di deployment: posa della fibra, installazione degli switch e primi access point accesi. E inizieremo a parlare di captive portal: cosa c'è sul mercato, cosa sceglieremo e perché.
Se hai una struttura ricettiva o una location eventi con problemi di connettività simili, la storia che stai leggendo probabilmente ti suona familiare. Il punto di partenza cambia, ma il processo è sempre lo stesso: diagnosi onesta, progetto su misura, esecuzione senza scorciatoie.